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  • Alessandro Olianas

ANALOGIE TRA : Panas (Sardegna),Banshee (Irlanda) e Ubume (Giappone).



Analogie tra la nostra splendida e magica Sardegna e l’altrettanto fantastica e bellissima isola di smeraldo, l’Irlanda, ci accingiamo a confrontare le figure mitiche delle nostre Panas con quelle irlandesi (e scozzesi) delle Banshee e quelle delle Ubume Giapponesi.

Panas : Erano donne morte di parto che tornavano temporaneamente fra i mortali con le stesse sembianze che avevano da vive. La maledizione, inflitta dalla Morte stessa in quanto il decesso era avvenuto in un momento particolare della loro esistenza considerato un momento puro, la nascita di una vita, consisteva nel lavare i panni del parto macchiati di sangue per sette anni. la punizione implicava l'assoluto divieto di parlare con esseri viventi o lo smettere di lavare, se questo accadeva, esse dovevano ricominciare daccapo il tempo della penitenza. Pertanto, se venivano disturbate da qualcuno mentre erano intente a lavare, le panas si vendicavano spruzzandogli addosso l'acqua, che però bruciava come fuoco lasciando alla persona che aveva osato disturbare la loro penitenza una orribile ustione nel viso.

Per questo motivo le donne sarde non andavano mai a lavare i loro panni durante la notte e spesso le mac-chie sul viso, soprattutto di giovani donne, venivano spiegate come una vendetta delle Panas disturbate. Affinché la puerpera morta non diventasse lavandaia notturna, si usava metterle nella bara un ago con il filo senza nodo, un pezzo di tela, un paio di forbici, un pettine ed un ciuffo di capelli del marito, affinché la defunta rimanesse occupata a cucire il corredo per il bambino e tralasciasse così di andare a lavare al fiume. Un'altra leggenda narra che le Panas si recassero alle vasche di campagna alla mezzanot-te con uno stinco di morto per battere i panni (sa daedda).



Banshee: Anch’essa vaga nelle notti senza luna vicino ai fiumi dove lava gli abiti intrisi di sangue di coloro destinati a morire di li a poco. Anche loro erano spiriti di donne morte mentre partorivano e che vagavano sino al giorno in cui sarebbero dovute morire conducendo una vita regolare. Secondo alcune descrizioni la Bean Nighe possiede una narice, un grande dente che sporge abbondantemente, piedi palmati e grossi seni cadenti. Talvolta la si può vedere con l'aspetto di una piccola donna, piegata e anziana. Un mortale che la avvicini senza farsi scorgere mentre sta lavando e succhi il suo seno può chiederle di esaudirgli un desiderio. Ciò è possibile poiché essa crede si tratti di un figlio adottivo. La lavandaia dei guadi è conosciuta anche con il nome generico di Ban nighechain (piccola lavandaia) o nigheag na hath (piccola lavandaia dei guadi). Il fatto che le Banshee altre non fossero che gli spiriti delle donne morte di parto, sottolinea la connessione profonda fra le ac-que ed il grembo femminile, simbolo di vita e di morte allo stesso tempo. Questi esseri fatati erano conosciuti soprattutto per essere annunciatrici di sorte avversa e si narra che per impedire che accadesse la tragedia che annunciava, occorreva vederla prima di essere visti, quindi afferrarla (operazione molto difficile). In questo modo la banshee avrebbero rivelato ciò che doveva accadere ed a chi ed avrebbe esaudito tre desideri. Il significato di Bean Sidhe (o dal gaelico Bean Si), è quello di "donna delle bru-ghiere". Ne viene data anche un'altra descrizione che la farebbe apparire come una don-na o anziana o giovane e bella, ma triste e con gli occhi arrossati di lacrime. La loro ma-dre e guida era Aine, che proteggeva i morti nel loro viaggio verso l'oltretomba e i "feti nel grembo materno". Queste creature erano famose per i loro gemiti ed urli,chiamati "Keen", che attraversavano la notte ed annunciavano all'udente la morte di un prossimo. Appariva sola o in altri gruppi di banshee. La presenza di banshee vicino alle abitazioni di malati gravi veniva ancora segnalata nell'Ottocento. Ai loro gemiti dovevano rispondere come un'eco quelli dei parenti addolorati: quest’ alternanza e sovrapposizione di voci si ritrova nella struttura dei lamenti funebri tradizionali.



Ubume: corrispettivo giapponese ,gli spettri delle donne morte durante il parto. I racconti sulle Ubume sono molto diffusi ed il loro aspetto è comune alla maggior parte degli spettri giapponesi: vesti bianche e con i capelli lunghi, sciolti ed arruffati. In alcune storie le Ubume comprerebbero dei dolci o altri alimenti per i figli ancora vivi, con monete che si trasformano poi in foglie morte. In altre storie invece lo spettro cercherà di attirare l’attenzione di un vivente per condurlo al luogo in cui suo figlio è nascosto, in modo che venga così adottato ed accettato nella società. Le Ubume fanno parte del vastissimo elenco degli Yuurei, anime dei defunti che sono incapaci di lasciare il mondo dei vivi e raggiungere in pace l'aldilà a causa di morti improvvise e violente, o se i riti funebri non sono stati effettuati, o ancora se lo spirito è trattenuto al mondo dei vivi da forti emozioni.

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